Il giornale di San Patrignano su Assuefatti

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Questa è  una recensione che ci inorgoglisce particolarmente, una recensione che Carlo Forquet ha scritto per Il giornale di San Patrignano. Tutti sanno cosa ha fatto, e continua a fare, San Patrignano per chi ha problemi con le sostanze stupefacenti e proprio per questo siamo davvero fiere delle parole che vengono spese per il nostro libro.

 

I lettori ci scrivono: “Assuefatti: uno strumento chiaro e approfondito per informare tutti gli adulti”

Ho letto il vostro libro e ne leggerò io qualche estratto ai miei figli  (loro leggono solo per scuola-che male!). Leggerò soprattutto le interviste sulla cannabis che spiegano il  funzionamento delle droghe e il discorso della dott.ssa Gabriella Zorzi sul  linguaggio, pensiero valido per tutti gli ambiti dell’esistenza:  essere consapevoli di quello che si dice e si pensa e del  significato profondo di ogni segno, verbale e non. Mi piacerebbe  andare oltre, leggere ancora ma devo purtroppo operare una scelta. Mi ha travolto emotivamente il racconto del ritorno a scuola con i  segni lasciati sui muri da chi non c’è più per droga (quanti!) e la  vicenda della ricercatrice universitaria cocainomane. Penso sempre  di essere al sicuro, avendo già pazziato in adolescenza (no, non con  le droghe) e la sua vicenda mi ha colpito tantissimo. Io uso solo  tabacco. Nicotina intendo. Non scherzerò più nemmeno sugli spinelli.  (Sì, appunto, scherzi, battute, che però hanno un significato  terribile! Grazie a questo libro ora lo so).Credo che l’opera sia importantissima perchè è una base sicura e  chiara per tutti gli adulti: impedisce di scivolare ancora più in  basso nell’educare/istruire/amare i figli, e informa! oh, se informa!!!!! (in modo completo, chiaro e approfondito). (S.M)

Assuefatti su Marie Claire

Assuefatti: la provocazione di Sara Casassa e Antonella Fiori comincia già dal titolo del loro libro-inchiesta, appena pubblicato per le Edizioni San Paolo. Ancor più provocatoria la tesi delle due giornaliste: la classica divisione tra droghe leggere e pesanti è del tutto superata.

Perché?
Una distinzione puramente ideologica: parlare di droghe “leggere” significa silenziarne la pericolosità. Anche per la cannabis gli ultimi dati scientifici parlano di danni irreparabili al cervello, specie di quello in formazione degli adolescenti. Tutti dati che, anche per l’indifferenza dei media, sono rimasti chiusi nei laboratori.

Significa che oggi la cannabis è diversa da quella usata negli anni Settanta?  
Come raccontano in Assuefatti farmacologi come Silvio Garattini, Gaetano Di Chiara, Susan Greenfield e Fabrizio Schifano (membro del comitato scientifico del Dipartimento Antidroga della Presidenza del Consiglio), considerare la cannabis un’erba pressoché innocua è una grandissima  bufala. Le sostanze che circolano oggi non hanno più nulla di naturale. A partire dai semi, le droghe vengono arricchite e potenziate per offrire al consumatore prodotti nuovi e allettanti. Come la skunk o la superskunk, con un fortissimo concentrato di principio attivo (si arriva fino a 150-200 mg di tetraidrocannabinolo o thc, quasi cento volte in più rispetto ai prodotti di un tempo). Una specie di «new economy» della droga. Anche l’uso occasionale ha effetti da non sottovalutare: come abbiamo constatato da un’indagine svolta tra scuole medie e superiori, molti studenti hanno problemi di attenzione e rendimento scolastico anche con piccole quantità. Insomma

Dicono di Assuefatti

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Un breve estratto da Sorrisi e Canzoni TV

«Orange», «Caramello», «Super Polline», «Lady Oscar». Nomi dal suono innocuo per definire droghe chimiche, le più diffuse nelle discoteche: una pasticca di ecstasy costa solo cinque euro. Nel libro «Assuefatti. Come le sostanze stupefacenti sono entrate nel quotidiano» Sara Casassa e Antonella Fiori affrontano il tema dando la parola anche a medici e a farmacologi che studiano gli effetti delle droghe su corpo e cervello. Scarica l’articolo.

Cannabis: l’inganno dietro la parola “terapeutica”

Il governatore della regione Toscana Enrico Rossi, ha dichiarato qualche giorno fa che,  anche se non si è mai fatto una canna in vita sua, uno spinello ogni tanto non fa male. E comunque fa meno male di bere whisky. Questo è avvenuto – singolare coincidenza – pochi giorni dopo che il Consiglio regionale della Toscana da lui presieduto ha approvato a maggioranza una legge volta a facilitare per i residenti l’uso di farmaci cannabinoidi come coadiuvanti degli oppioidi nella terapia del dolore e nella terapia palliativa di condizioni croniche debilitanti (AIDS, anoressia, cachessia etc). In pratica l’uso della cosidetta Cannabis Terapeutica.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Innanzitutto partiamo dall’affermazione del governatore della Toscana sul fatto che lo spinello non fa male e che l’uso ludico è consentito. Questo sembra mimare certe opinioni diffusissime sull’argomento, assolutamente non basate su dati scientifici che minimizzano e sottovalutano i danni di questa droga, facendo paragoni con l’alcol, che crea altro tipo di danno, stabilendo come una scala di valori della dipendenza o dello sballo. Impossibile però non accostare questa dichiarazione con la decisione presa pochi giorni prima dallo stesso governatore.  E qui si torna al discorso sulla “Cannabis terapeutica” sulla quale si è creata da tempo sui media una gigantesca confusione partendo da una fallacia: dato che la Cannabis ha anche una funzione terapeutica non dovrebbe far male.

Parliamo di fallacia in quanto “ragionamento non corretto”. In questo caso che non regge assolutamente alla logica.  Chi parla così infatti di solito o difende un vizietto personale e utilizza l’aspetto terapeutico per dire che fa bene oppure è ignorante degli aspetti biochimici della droga sul cervello.  
Quello che bisogna mettere in evidenza è che usando un linguaggio che deforma l’informazione, chi parla si prende comunque la responsabilità personale  di quel che dice. L’inganno in questo caso sta tutto dietro la parola terapeutica, che diventa la foglia di fico dietro cui nascondersi.  Quando una sostanza è “terapeutica” significa che cura. Ma che cosa cura? i brufoli? la gastrite, la colite, la diarrea? Che cosa cura la Cannabis? E se cura vuol dire che c’è un malattia che va diagnosticata. Ricordiamoci che anche il cianuro cura. Bisogna rendersi conto anche dei danni sociali che certe  ”cure” possono causare.

Qua potete trovare l’articolo del Corriere.

Farmaci cannabinoidi e Medical Cannabis

Riprendiamo l’incipit di un articolo del prof. Gaetano Di Chiara apparso su Scienza in rete.

Il 2 maggio il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza una legge volta a facilitare per i residenti l’uso di farmaci cannabinoidi come coadiuvanti degli oppioidi nellla terapia del dolore e nella terapia palliativa di condizioni croniche debilitanti (AIDS, anoressia, cachessia etc). A tale scopo, le strutture ospedaliere e le ASL provvederanno all’importazione di farmaci cannabinoidi, che saranno somministrati a carico e sotto stretto controllo del sistema sanitario regionale.

Nel frattempo, dall’altra parte dell’Atlantico, la DEA (Drug Enforcement Administration) dà un giro di vite ai dispensari della cosidetta Medical Cannabis, l’uso terapeutico della marijuana e delle preparazioni vegetali di Cannabis. Negli USA la Cannabis è tuttora inserita, in base ad una legge federale, nella Schedule-1 assieme all’eroina e alla cocaina, essendo dotata, secondo l’FDA, l’agenzia del farmaco americana, di proprietà assuefacenti (addictive) e priva di utilità terapeutica adeguata a controbilanciare il pericolo di dipendenza. Ma se per la legge federale americana la produzione, vendita e uso di Cannabis sono proibiti a qualsiasi titolo, in 16 stati americani e nel Distretto di Columbia (che comprende Washington) è consentito la coltivazione e la vendita per il trattamento compassionevole di pazienti in stadio terminale o avanzato di malattie croniche come tumori, AIDS, sclerosi multipla, anoressia etc.
Nel 2011 Obama aveva cercato di attenuare la contraddizione tra la restrittiva legge federale e le permissive leggi degli Stati, fonte di insanabili conflitti legali, invitando i procuratori distrettuali a non applicare la legge federale e quindi a non perseguire penalmente l’uso terapeutico della Cannabis negli Stati dove quest’uso è legale. Tuttavia, come è noto, la legge federale prevale su quella degli Stati. Inoltre, soprattutto in certi Stati più permissivi, come la California, il Colorado, il Michigan e il Montana, la Medical Cannabis è diventata una scorciatoia  per produrre, commercializzare e consumare la Cannabis a scopo voluttuario e ricreazionale.
Negli Stati dove è consentito l’uso terapeutico…

“Assuefatti” alla 2° edizione

A un mese dall’uscita siamo già alla seconda edizione del libro.                     Grazie a tutti.

“Cosa spinge a drogarsi?” La scrittrice Daniela Dawan interviene su “Assuefatti”

Pubblichiamo l’intervento della scrittrice Daniela Dawan, autrice di “Non dite che col tempo si dimentica” (Marsilio) riguardo ad  ”Assuefatti”: un’analisi acuta che entra nel vivo della questione etica sollevata dal libro 

Un’ inchiesta giornalistica può assumere il tono e i contenuti di una narrazione. Lo stesso pathos. Così è per Assuefatti. L’antefatto che apre il libro percorre sotterraneamente tutta la storia; quasi un monito quell’affermazione “la droga era per me cattiva. Anche se non l’avevo mai provata.”

Pur se celata dietro la lucidità professionale dell’inchiesta, c’è la partecipazione emotiva di chi scrive. L’esatto contrario dell’assuefazione. Giuseppe De Rita, riportato nel testo, racconta dello smarrimento delle norme etiche. Paradossale se si considera la quantità spaventosa di norme giuridiche che regolamentano anche gli aspetti più reconditi della nostra vita. E anche questo dovrebbe far riflettere sulla mancata corrispondenza tra la norma etica e la norma giuridica.

Perché ci si droga? Una risposta fuori dagli schemi, quella dello psichiatra Giovani Castellano. Distingue concettualmente la nozione di “ciò che spinge” rispetto alla “motivazione”. “Motivazione”, ci spiega, “è un qualcosa che muove per il raggiungimento di un fine visto dal soggetto come piacevole”. Il motore dell’assunzione di stupefacente è invece una pulsione ossessiva compulsiva autoreferenziale, che prescinde dal desiderio degli effetti provocati dalla sostanza. Si ferma prima, a quel semplice desidero di farsi. Come dire: la volontà non ha un oggetto. Solo se stessa.

Daniela Dawan

Il 19enne morto in discoteca aveva assunto ecstasy e cannabis

E’ risultato positivo all’anfetamina e alla cannabis Nakky Di Stefani, il ragazzo di 19 anni morto all’ospedale di Bergamo, dopo aver accusato un malore nella notte in una discoteca di Osio Sopra. Le analisi effettuate sul cadavere hanno rilevato che la vittima aveva fatto uso di droga poco prima di sentirsi male, intorno alle 3 di mattina. Addosso i carabinieri gli hanno trovato anche un grammo di marijuana, delle cartine e un sacchetto con residui di tabacco. Il giovane è morto nel reparto di rianimazione dei Riuniti di Bergamo subito dopo il ricovero.

Il referto medico parla di arresto cardiaco per sospetta intossicazione e cardiomiopatia ipertrofica. Il diciannovenne soffriva infatti di una malformazione cardiaca ed è possibile che ad ucciderlo sia stata una concatenazione di eventi. L’autopsia potrà fare luce sull’esatta causa della morte. I reati che potrebbero configurarsi nei confronti di chi ha venduto l’ecstasy al ragazzo sono lo spaccio di stupefacenti e la morte in conseguenza di altro reato.

I carabinieri intanto hanno ascoltato il personale di sorveglianza della discoteca che ha soccorso il giovane dopo il malore e stanno ora cercando di risalire all’amico con il quale il diciannovenne era arrivato in discoteca.

Da Repubblica 2 maggio 2012

Anche l’inchiesta «Narcotraffici» (Rainews 24) denuncia il silenzio dei media sulla droga

Non sappiamo se il collega Roberto Reale di Rainews 24 conosca e abbia letto il nostro libro. Siamo contente di vedere che anche nell’inchiesta di «Scenari» dal titolo «Narcotraffici» in onda sul canale all news della Rai dal 27 aprile viene sottolineato quello che in «Assuefatti» è estesamente espresso

Guarda l'inchiesta di Rainews 24

a proposito del silenzio e della latitanza dei mass media –  con poche eccezioni –  sulla diffusione e sul consumo delle sostanze stupefacenti alimentati dal narcotraffico.

Un tema che la carta stampata e la tv ignorano da tempo se non riferendo fatti di cronaca, senza ricondurli a un problema più generale di informazione, ovvero a una mancanza di indicazioni chiare e non ideologiche rivolte ai giovani, alle loro famiglie e a larghi settori della società civile come la scuola, le istituzioni, la politica.

Intanto il narcotraffico prospera, anzi vuole sempre più spazio. Infatti come riporta l’inchiesta di «Scenari», paesi latinoamericani come la Colombia hanno chiesto a Stati Uniti e Canada di legalizzare marijuana  e cocaina. In questo modo il narcotraffico cammina in parallelo a tutti i poteri legali e legalizzati (vedi il mercato delle  armi) del pianeta. Sarebbe ora di aprire gli occhi e occuparsene seriamente per essere preparati ad affrontarlo.

 

L’ADOC contro I soliti idioti

L’esibizione de «I soliti idioti» nella puntata di Amici andata in onda lo scorso 14 aprile ha indignato molti telespettatori  e scatenato la reazione dell’Adoc (l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori) e di vari siti televisivi come realitytalk.tvtelevisionando.it. L’esibizione andata in onda in coda alla fascia protetta ha avuto uno spazio di 10 minuti (dal 1,13 al 1,24) in cui i  due «soliti idioti» hanno banalizzato e sdoganato usando un  gergo da tossicodipendenti e battute ammiccanti l’uso e l’abuso della droga tra i giovani (su cui non c’è niente da ridere) , dove il primo si rivolgeva all’altro chiamandolo «fattone», parlando del crack, di eroina, siringhe, spaccio al parchetto. ecc.

Quello che è avvenuto in quell’aberrante siparietto è proprio quello che noi mettiamo in luce in Assuefatti, cioè come i media parlino delle sostanze stupefacenti e su come il linguaggio di chi fa uso di sostanze viene usato e rielaborato, dando spazio a una mentalità che minimizza il fenomeno fino a riderci sopra , come in questo caso, creando un assuefazione molto pericolosa.

Assuefatti su Left

Riportiamo l’incipit dell’articolo che Filippo La Porta ha dedicato ad Assuefatti su Left.

Un libro coraggiosamente controcorrente (e che potrebbe irritare qualche lettore). Oggi in Italia, almeno per un senso comune e progressista, avere dei dubbi sulla “bontà” della cannabis è come parlar male di Garibaldi…

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Gaetano Cappelli ci scrive

Riportiamo un messaggio che c’è stato inviato dallo scrittore Gaetano Cappelli, autore di romanzi come Febbre, La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo, Canzoni della giovinezza perduta e il recente Baci a colazione.

Era da tanto  che non leggevo un libro sulle droghe. Dai tempi in cui, giovane affascinato dalla cultura d’oriente, affrontai  Gli studi sullesperienza religiosa e mistica di William James e  Il volo magico di Ugo Leonzio… e quanti anni sono passati e quanti giovani, dal loro volo magico, non sono più tornati. Ecco, questo bel libro ci aiuta a capire quante cose sono  inoltre, nel frattempo, cambiate. A iniziare proprio dalle droghe che a, loro volta, si sono  ”drogate”, facendosi più dure. Più cattive. Persino la buona “streppa” di una volta, be’, ha smesso di essere così “buona”. Ecco allora che  Assuefatti, grazie all’ampio ma assai agile lavoro di Casassa&Fiori, che hanno messo insieme in veloci capitoli tutto quello che c’è da sapere sull’argomento – la droga nel branco, sul lavoro, nel sesso, nelle palestre, etc. – e decine di testimonianze e interviste, diventa un vademecum  irrinunciabile per  chiunque  voglia vederci chiaro nella faccenda per lavoro o  perché ha dei figli da crescere o per il semplice desiderio di documentarsi.

Negli ultimi 11 anni raddoppiato il consumo di droghe chimiche tra i ragazzi

MILANO – In undici anni sono raddoppiati i consumi abituali (più o meno quotidiani) di allucinogeni e stimolanti (le sostanze più nuove) tra i giovani italiani. E c’è anche un ritorno dell’eroina. È quanto è emerso dall’indagine Espad del Cnr che ha monitorato 350mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni, dal 1999 al 2009. Si tratta di una corposa rappresentanza statistica di circa due milioni e mezzo di studenti delle medie superiori. Moltissimi hanno consumato sostanze almeno una volta, un terzo del totale solo cannabis. In linea di massima, i consumatori abituali sono quasi la metà della popolazione studentesca studiata se si sommano le varie sostanze. E gli abituali arrivano a quasi il 4%, pari a 100mila studenti. L’uso di allucinogeni, roba chimica, ma anche di eroina, è praticamente raddoppiato nel corso degli 11 anni presi in esame. In linea con il rapporto Onu “Guerra alla droga” (“War on drugs. Report of the global commission on drug policy”), i dati italiani sono stati pubblicati dalla rivista scientifica PLOs.

EROINA - Dal 1999, l’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa conduce lo studio Espad-Italia che fornisce ogni anno i dati che si riferiscono «ai comportamenti d’uso di alcol, tabacco e sostanze psicoattive legali e illegali da parte degli studenti delle scuole medie superiori». Attraverso questionari sono indagati i consumi di sostanze considerando la frequenza d’uso (nella vita, negli ultimi 12 mesi e negli ultimi 30 giorni), delle medesime. Suddividendo le sostanze in 5 principali categorie (cannabis, cocaina, eroina, allucinogeni e stimolanti), emerge che a fronte di un 30% di utilizzatori di cannabis corrisponde un 2% di utilizzatori di eroina. «Un dato questo – dicono i ricercatori – che, forte di un’osservazione del fenomeno decennale, di fatto rompe la tradizionale catena che individua nella cannabis il passaggio imprescindibile per arrivare all’eroina». Interessante il cambiamento della tendenza tra il 2005 e il 2008. Circa uno studente ogni tre negli ultimi 10 anni ha fatto uso di cannabis saltuariamente, tra questi il numero dei ragazzi è maggiore rispetto alle ragazze. Il dato resta sostanzialmente (seppur in leggera diminuzione) lineare fino al 2006 (anno dell’entrata in vigore della legge 49/2006 per contrastare l’uso della droga), quando la prevalenza (cioè il numero di ragazzi che hanno dichiarato di fumare cannabis ogni tanto) diminuisce del 10% e il prezzo della sostanza registra un’impennata. Mentre chi “fuma” quotidianamente rappresenta circa il 3% degli studenti: percentuale che rimane la stessa in tutti gli 11 anni. È lo zoccolo duro dei consumatori che non risentono di oscillazione di prezzi, possibilità di reperimento e provvedimenti normativi.

COCAINA - Nell’uso di cocaina si registra unimpennata nei consumi nel 2005 fino al picco massimo raggiunto nel 2007, anno dopo il quale si osserva una progressiva diminuzione nell’uso tra gli studenti. A differenza della cannabis, è possibile osservare una lenta e progressiva diminuzione del prezzo. Negli anni sono comunque aumentati gli studenti che riferiscono di farne uso quotidiano (lo 0,5% del totale), i consumatori occasionali sono circa il 4%. Per quanto riguarda l’eroina, negli ultimi 11 anni i consumatori occasionali sono diminuiti, così come il prezzo della sostanza, mentre i consumatoti quotidiani sono raddoppiati: dallo 0,2% della popolazione studentesca allo 0,4%, da 5mila a 10mila ragazzi. Infine, allucinogeni e stimolanti. Lento e costante l’aumento, negli anni, sia dei consumi sia della disponibilità. Dal 2006 il prezzo degli stimolanti inizia a scendere e il consumo registra un picco di crescita nel 2007. Invece, per gli allucinogeni il picco si verifica nel 2008: si passa dal 2% di consumatori occasionali (allucinogeni e stimolanti) del 1999 a poco meno del 3% del 2008. I consumatori assidui passano dallo 0,2 allo 0,6% per gli stimolanti e dallo 0,2% allo 0,5% per gli allucinogeni.

dal Corriere Salute, 17 aprile 2012

 

 

 

Cocaina e danno cardiaco

La cocaina è associata al danno cardiaco di tipo ischemico e non ischemico. È quanto risulta da una ricerca sperimentale della Fondazione Gabriele Monasterio – CNR, centro di eccellenza toscano di medicina cardiovascolare con sede a Pisa e a Massa, e promossa dalla Regione Toscana su un gruppo di soggetti dipendenti da cocaina.

Il consumo di cocaina ha effetti devastanti sul cuore

Dal 2007 la Regione Toscana per fronteggiare l’esplosione dell’uso e dell’abuso di cocaina sul territorio ha approvato il protocollo operativo per la «Sperimentazione per assistenza protetta intensiva di persone dipendenti da cocaina». La ricerca qui riportata è stata deliberata il 21 settembre 2011 ed effettuata su 4 gruppi di 6 pazienti ricoverati su richiesta dei Sert locali presso la casa di cura neuropsichiatrica «Ville di Nozzano», in provincia di Lucca. Dal 2008 questa casa di cura è entrata a far parte del già citato progetto della Regione Toscana che prevede l’esperienza di trattamenti combinati (diagnostici, farmacologici e psicoterapici) in regime residenziale intensivo per persone con dipendenza da cocaina. Un trattamento complessivo di 17 gorni (di cui 8 in fase residenziale intensiva e una semiresidenziale di 9 giorni). Alla ricerca sono stati ammessi soggetti di età inferiore ai 45 anni, con diagnosi di abuso o dipendenza da cocaina (non in remissione), assenza di patologie da uso di oppioidi in fase attiva (consentita l’ammissione in casi di dipendenza da eroina in remissione completa), assenza di controindicazione alla risonanza magnetica.

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